
giovedì 11 settembre 2008
martedì 9 settembre 2008
Obama il musulmano

NEW YORK - Alla fine lo scivolone è arrivato. Dopo le accuse e i pettegolezzi messi in giro dai suoi oppositori, Barack Obama è inciampato in una gaffe abbastanza clamorosa in tv. Intervistato sull'ABC, in 'This Week', con George Stephanopoulos, il candidato democratico alla Casa Bianca voleva sfatare proprio i 'rumor', secondo cui sarebbe di fede musulmana. E puntando il dito contro i repubblicani, che «tirano il sasso e nascondono la mano» aizzando le voci, ha detto proprio la frase che non avrebbe mai voluto pronunciare: «La mia fede musulmana». Immediata la correzione, «la mia fede cristiana». Ma intanto la gaffe è già diventata un tormentone
SONDAGGI - Semplice incidente o segnale di un nervosismo crescente? Difficile dirlo. Di certo c'è che la convention repubblicana ha fatto da propulsore per il senatore dell’Arizona John McCain, rivale di Obama nella corsa alla Casa Bianca, che è riuscito a superare il democratico, invertendo una tendenza che lo vedeva da mesi in svantaggio più o meno ampio. Per Usa/Today Gallup McCain stacca Obama di dieci punti tra gli elettori non registrati, mentre la media dei sondaggi, che la settimana scorsa dava il senatore dell’Illinois avanti di oltre 6 punti, ora vede in testa il veterano del Vietnam di un punto. Il sondaggio condotto da Usa Today/Gallup suggerisce che McCain è avanti di dieci punti, con il 54% delle preferenze contro il 44% dell’avversario, tra gli elettori non registrati ma che sembrano intenzionati ad andare a votare, mentre tra gli elettori registrati il senatore dell'Arizona è in vantaggio di quattro punti, con il 50% delle preferenze al 46 per cento.
Corriere della Sera
lunedì 8 settembre 2008
venerdì 5 settembre 2008
lunedì 14 aprile 2008
venerdì 11 aprile 2008
mercoledì 5 marzo 2008
I servizi segreti Usa: nel 2009 l'Iran avrà l'atomica

Se ci fosse una classifica delle più recenti "notizie che non escono", quella che stiamo per darvi finirebbe in testa. Nel disinteresse generale, il direttore supremo dell'in telligence americana, Michael McConnell, si è infatti clamorosamente rimangiato il tranquillizzante rapporto (o Nie) sulla retromarcia degli iraniani nella corsa all'atomica, che lui stesso aveva diffuso a inizio dicembre. Arrivando persino a indicare una data per la prima bomba degli ayatollah: inverno 2009. Lo ha fatto il 5 febbraio scorso illustrando a porte chiuse davanti alla Commissione per l'intelligence del senato il "Threat assessment 2008", ossia il consueto resoconto annuale sulle minacce alla sicurezza nazionale delle 16 agenzie che raggruppano i servizi segreti Usa. Un'analisi coordinata e firmata sempre da McConnell, che ora è anche consultabile all'indirizzo governativo intelligence.senate.gov.
Libero
E John Mccain sia!

John Mccain l'eroe di guerra ha conquistato la candidatura Repubblicana per la corsa alla Casa Bianca, aggiudicandosi il poker di Stati in palio ieri Texas,Ohio,Rhode Island,Vermont.
"E' stato un esercizio di umiltà, ma la vera battaglia deve ancora venire", ha detto a Dallas il senatore dell'Arizona che si prepara a 72 anni alla sfida per la conquista della Casa Bianca nel novembre 2008.
Il presidente George W. Bush ha deciso di dargli l'appoggio oggi in una cerimonia alla Casa Bianca dopo che McCain ha superato il numero magico dei 1.191 delegati necessari per la nomination. Bush finora era rimasto in panchina anche se suo padre, l'ex presidente George H. W. Bush, aveva appoggiato McCain.
In campo Democratico i giochi si sono riaperti visto che Hillary Clinton ha battuto Barack Obama in Texas e in Ohio, e ora l'ex First Lady ha detto di andare fino in fondo per vincere la nomination.
giovedì 21 febbraio 2008
Navy Missile Hits Decaying Satellite Over Pacific Ocean
WASHINGTON, Feb. 20, 2008 – A network of land-, air-, sea- and spaced-based sensors confirms that the U.S. military intercepted a non-functioning National Reconnaissance Office satellite which was in its final orbits before entering the earth's atmosphere, defense officials announced in a press release.
At approximately 10:26 p.m. EST today, a U.S. Navy AEGIS warship, the USS Lake Erie (CG-70), fired a single modified tactical Standard Missile-3 (SM-3) hitting the satellite approximately 247 kilometers (133 nautical miles) over the Pacific Ocean as it traveled in space at more than 17,000 mph. USS Decatur (DDG-73) and USS Russell (DDG-59) were also part of the task force.
The objective was to rupture the fuel tank to dissipate the approximately 1,000 pounds (453 kg) of hydrazine, a hazardous fuel which could pose a danger to people on earth, before it entered into earth's atmosphere. Confirmation that the fuel tank has been fragmented should be available within 24 hours.
Due to the relatively low altitude of the satellite at the time of the engagement, debris will begin to re-enter the earth’s atmosphere immediately. Nearly all of the debris will burn up on reentry within 24-48 hours and the remaining debris should re-enter within 40 days.
DoD will conduct a press briefing at 7 a.m. EST to provide further information related to the operation. The briefing can be viewed live on www.Defenselink.com through the Pentagon Channel.
martedì 19 febbraio 2008
Finita l'era di un dittatore
martedì 5 febbraio 2008
Il Giorno della verita'

Oggi martedi 5 febbraio sara' il giorno della verita' negli Stati Uniti per la corsa alla Casa Bianca, infatti oggi e' in programma il Super Tuesday dove si votera' in 20 stati per scegliere il candidato democratico e repubblicano che si scontreranno il 4 novembre per la presidenza.
Se sul versante repubblicano e' nettamente favorito l'eroe di guerra John Mccain su Mitt Romney, in casa democratica continua il testa a testa fra Hilary Clinton e Barack Obama che in queste ore sono stati impegnati in un touer de force per conquistare gli ultimi indecisi.
Quindi non ci resta che aspettare e goderci lo spettacolo!!
martedì 29 gennaio 2008
President Bush Delivers State of the Union Address

Ultimo discorso del Presidente George W. Bush sullo stato dell'unione al congresso americano, il Presidente ha dichiarato che l'America non e' in recessione e sapra' superare questo momento, per quanto riguarda la lotta al terrorismo moltissimi obbiettivi sono stati raggiunti ma ancora bisogna rimanere all'offensiva per difendere democrazia e liberta'!
http://www.whitehouse.gov/news/releases/2008/01/20080128-13.html
domenica 27 gennaio 2008
We will not forget

Non dobbiamo assolutamente dimenticare, anzi deve essere un impegno a ricordare quello che e' stata la piu' grande tragedia dell'umanita', che ha segnato l'intera esistenza mondiale, e per questo si deve esseri uniti e fermi nell' impedire che cose del genere non accadano piu'.
Anche se questo vuol dire usare mezzi estremi come interventi militari per combattere ogni forma di terrorismo e minaccia, e soprattutto isolare quei personaggi come Ahmadinejad, che ha negato l'esistenza dell'olocausto e dichiarato di cancellare Israele dalle carte geografiche.
venerdì 25 gennaio 2008
Alla fine ce ne siamo liberati!!!!

Finalmente dopo 20 mesi di agonia per l'Italia il governo guidato da Romano Prodi e' caduto, sfiduciato dal Senato si e' recato al Quirinale per rassegnare le propie dimissioni. Ora si volti pagina e si vada al voto per permettere agli Italiani di decidere chi vogliono che ci governi, "anche se non ho dubbi chi scegliranno" per un Italia migliore, quindi possiamo dire cambiamo pagina.
http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=236416
lunedì 14 gennaio 2008
Ultimo Avvertimento!

Ricostruendo le mosse del nemico sullo scacchiere medio-orientale, ripercorrendo i fronti su cui si snoda la contrapposizione tra potenza sciita e nazioni arabe sunnite, il presidente punta a richiamare all’ordine degli alleati, a spazzar via dubbi e indecisioni, a convincerli della necessità di un confronto frontale con Teheran. «Le azioni dell'Iran minacciano la sicurezza delle nazioni ovunque», spiega il presidente offrendo la disponibilità degli Stati Uniti ad «affrontare il pericolo prima che sia troppo tardi».
Bush deve però fare i conti con il calo di fiducia manifestato da tutti gli alleati della regione negli ultimi tre anni. Così l’invocazione all’unità si chiude con un’assicurazione che è garanzia e promessa. «Se resterete uniti i terroristi non potranno battervi e noi potremo proteggere i vostri popoli, garantendovi pace e sicurezza». E al quinto giorno il presidente americano attaccò. Dopo i dialoghi e trattative sulla difficile pace tra Israele e palestinesi, dopo gli incontri con gli alleati e i rapporti dal fronte iracheno, George W. Bush prende il toro per le corna, affronta il grande nemico, tocca la questione chiave di un viaggio progettato per rilanciare la strategia anti-iraniana. Lo fa non a caso da Abu Dhabi.
Nella sfavillante capitale degli Emirati s’intrecciano gli affari medio-orientali, si mescolano gli interessi iraniani e quelli delle nazioni arabe. Da quella rilucente terra di nessuno finanziaria, dove il profitto obnubila politiche, princìpi e ideali, George W. Bush chiama tutti a raccolta. Si rivolge agli iraniani, ricorda il loro diritto a venir ascoltati dal governo. Lancia il più duro affondo contro il regime della Repubblica Islamica e lo accusa di essere il «principale sponsor del terrorismo» e il «maggior pericolo per la stabilità mondiale». Rivolge un monito agli alleati della regione spesso indifferenti o recalcitranti di fronte alla richiesta di democrazia dei propri cittadini.
Per evitare che l’attacco al governo di Mahmoud Ahmadinejad venga interpretato come un sentimento anti-iraniano, il grande affondo punta innanzitutto al cuore delle genti iraniane. «Il vostro governo è una minaccia, ma voi popolo iraniano non siete così, vi auguro più democrazia, più libertà, più apertura alla comunità internazionale. Voi iraniani non avete migliori amici che gli Stati Uniti d’America. Siete ricchi di cultura e di talento - ricorda il presidente - avete il diritto di vivere sotto un governo disposto ad ascoltarvi e rispettarvi, un governo che vi permetta di costruire un futuro migliore per le vostre famiglie».
Il governo di Teheran, secondo Bush, fa il contrario, dimentica le esigenze della popolazione e utilizza ogni risorsa per alimentare il disordine internazionale. «Il regime vi nega queste opportunità minacciando la pace e la stabilità dei vostri vicini, per questo chiediamo a Teheran di dar retta ai vostri desideri e di render conto del suo operato». Poi mira al cuore del nemico, spiega che Teheran «arma Hezbollah», «finanzia Al Qaida» e sviluppa un programma nucleare «pericoloso per la comunità internazionale». L’Iran è, insomma, «la prima minaccia per la sicurezza dell’umanità»
mercoledì 9 gennaio 2008
Video del Pentagono
Ecco il video integrale rilasciato dal pentagono sull' incidente sfiorato nello stretto di Hormuz fra battelli Iraniani e navi da guerra Statunitensi.
lunedì 3 dicembre 2007
Il Popolo Venezuelano scarica Chavez

Il popolo Venezuelano boccia con il referendum la possibilita' di modificare il mandato presidenziale che avrebbe permesso al presidente Chavez di ricandidarsi per il terzo mandato consecutivo, cosi' Chavez non potra' essere il presidente a vita che sperava.
Anche se di poco la vittoria dei no e' stata fatale al presidente rivoluzionario che ha dichiarato a suo malincuore che e' stata una prova di democrazia del popolo venezuelano.
Speriamo che sia l'inizio di un cambiamento radicale che porti il Venezuela sull cammino della piena democrazia post chavez.
venerdì 23 novembre 2007
martedì 6 novembre 2007
Torna la fiducia in Irak. Rientrano i profughi e crollano gli attentati

A settembre, dopo la sua relazione al Congresso sulla situazione irachena, i democratici lo accusarono di metter in scena una fiction. Il generale David H. Petraeus, comandante delle truppe americane in Irak, la chiamava surge, ovvero rimonta. Ora le cifre parlano per lui e raccontano di un’autentica rivincita, di un’inversione di marcia senza precedenti in quattro anni di guerra. Il dato più impressionante è quello sul ritorno a Bagdad di 3.100 famiglie. Erano fuggite in Siria e Giordania per sottrarsi alle carneficine della capitale. Negli ultimi novanta giorni sono tornati a casa e si sono rimessi al lavoro. La fiducia si basa anche sui numeri. Ad ottobre la media dei morti iracheni, civili o militari, è scesa da 56 al giorno a meno di 30. I 905 cadaveri registrati dagli obitori lo scorso mese non fanno ancora pensare alla Svizzera, ma una mortalità così contenuta non si registrava, dati alla mano, dalla primavera del 2006.A farlo capire contribuiscono le foto di Joseph Liath tornato a vendere liquori nel suo negozio di Bagdad o i racconti del suo concorrente Fami Ameen nuovamente a suo agio nel servire ouzo, arak e whisky nell’affollata bottega di Assassin’s Gate. Mesi fa avevano abbandonato tutto. Ora si sentono abbastanza sicuri da sfidare le minacce fondamentaliste, farsi fotografare e rilasciar interviste. A suggellare la ritrovata fiducia contribuiscono le parole di chi torna. «Sei mesi fa non andavo più a lavorare, per la paura non mi affacciavo neppure alla porta del giardino, ora è decisamente meglio», spiega Saad al-Azawi rientrato con moglie e quattro figli da sei mesi di esilio in Siria.Se gli iracheni tornano a sorridere i soldati americani piangono meno. Ad ottobre hanno perso 39 colleghi, un dato in assoluta controtendenza rispetto alla seconda metà del 2006 e a tutto il 2007. Dal marzo 2006 ad oggi era, infatti, sempre andata peggio. Statisticamente il dato attuale è anche più significativo. I 39 caduti di ottobre sono la proiezione di un contenimento iniziato a maggio, quando 126 americani tornarono a casa nei sacchi neri. Allora la surge, la “rimonta” studiata e voluta da Petraeus, il miglior esperto di strategie anti insurrezionali dell’esercito americano, era appena all’inizio. A gennaio il generale aveva preteso e ottenuto trentamila uomini in più da dislocare nelle aree chiave del Paese e della capitale. I 104 morti di aprile, il picco di maggio e i 101 caduti di giugno corrispondono ai momenti decisivi dell’offensiva. La situazione migliora dall’inizio dell’estate, quando i trentamila rinforzi si ambientano e assumono il controllo dei nuovi avamposti. Da allora le statistiche registrano 78 caduti a luglio, 84 ad agosto e 65 a settembre fino alla positiva caduta ottobrina. A questi dati fa seguito l’annuncio del generale David Edgington secondo cui ieri, per la prima volta in molti mesi, gli aerei e gli elicotteri americani non hanno messo a segno alcun raid armatoI trentamila soldati in più non devono ingannare. La “rimonta” di Petraeus si basa poco sulla forza e assai di più su un complesso meccanismo militare e diplomatico rivolto alla riconquista del cuore e delle menti sunnite e sul contenimento dello strapotere delle milizie sciite. Per realizzarlo Petraeus contatta i capi tribali sunniti stufi del fondamentalismo qaidista e li convince a combattere contro le milizie fedeli a Osama Bin Laden. In cambio garantisce sovvenzionamenti, protezione per il rilancio delle attività economiche e un severo contenimento dello strapotere delle milizie sciite. Il risultato più strabiliante lo ottiene nella provincia di Anbar, trasformata in dieci mesi da santuario qaidista in icona della nuova collaborazione con le tribù sunnite. Il severo controllo imposto ai confini con l’Iran, l’aggressiva politica di dissuasione contro le milizie sciite, suggellata dalla ritirata di Moqtada Sadr, e la stretta vigilanza imposta sui quartieri nevralgici di Bagdad hanno inoltre abbassato il livello della guerra civile e reso meno mortifera la capitale. Non è ancora la vittoria, ma sicuramente la prima decisiva rimonta dopo quattro anni di errori e sconfitte.
Il Giornale.it
mercoledì 26 settembre 2007
martedì 11 settembre 2007
We Will Never Forget
Per tutti coloro che hanno sacrificato la loro vita per la liberta' e la democrazia.
sabato 8 settembre 2007
Bush: "Determinati in Iraq"

Il presidente Usa Bush ha commentato il nuovo video di Osama Bin Laden. "Il video mette in evidenza la necessità di mostrare determinazione in Iraq", ha detto Bush che ha aggiunto: "Il nastro ci ricorda in che mondo pericoloso viviamo e che dobbiamo lavorare assieme per proteggere il nostro popolo. Trovo interessante il fatto che, nel nastro, sia menzionato l'Iraq che è parte di questa guerra contro gli estremisti".
Bush hasottolineato quindi come sia "importante che noi mostriamo risolutezza e determinazione, per proteggere noi stessi, per togliere ad Al Qaeda un rifugio sicuro, per sostenere le giovani democrazie - ha precisato -. Cio' rappresenterà la più grande sconfitta per le loro ambizioni".
"Se Al Qaeda si preoccupa di menzionare l'Iraq - ha aggiunto il presidente americano - vuol dire cheha delle mire in Iraq, che vuole mandarci via e crearsi un rifugiosicuro". Un luogo sicuro, ha aggiunto Bush, "da dove lanciare attacchi contro l'America o qualsiasi altro suo alleato
lunedì 27 agosto 2007
I 10 punti fondamentali di Rudy Giuliani

Elenco i 10 punti fondamentali della politica di Rudolph Giuliani per la campagna elettorale delle presidenziali del 2008.
1) Manterrò l'America all'offensiva nella Guerra al terrore.
2) Metterò fine all'immigrazione illegale, renderò sicuri i nostri confini e identificherò ogni individuo presente nella nostra nazione che non sia cittadino americano.
3) Ristabilirò la disciplina fiscale e taglierò gli sprechi di Washington.
4) Ridurrò le tasse e riformerò la legislazione.
5) Imporrò il principio della responsabilità (accountability) a Washington.
6) Condurrò l'America verso l'indipendenza energetica.
7) Darò agli americani più controllo su, e accesso a, prestazioni sanitarie economicamente accessibili, offerte tramite soluzioni di libero mercato.
8) Aumenterò le adozioni, diminuirò gli aborti e proteggerò la qualità della vita dei nostri figli.
9) Riformerò il sistema legale e nominerò giudici rigorosi nell'interpretazione delle leggi.
10) Assicurerò che ogni comunità in America sia preparata per affrontare attacchi terroristici e disastri naturali.
11) Garantirò l’accesso all'educazione di qualità a ogni ragazzo in America, dando ai genitori il diritto di scegliere la scuola che preferiscono (real school choice).
12) Aumenterò la partecipazione americana nell'economia mondiale e rafforzerò la nostra reputazione nel mondo.
lunedì 13 agosto 2007
mercoledì 18 luglio 2007
U.S.: Top Iraqi Al Qaeda Leader Arrested
BAGHDAD — The U.S. command said Wednesday the highest-ranking Iraqi in the leadership of Al Qaeda in Iraq has been arrested, adding that information from him indicates the group's foreign-based leadership wields considerable influence over the Iraqi chapter.
Khaled Abdul-Fattah Dawoud Mahmoud al-Mashhadani, also known as Abu Shahid, was captured in Mosul on July 4, said Brig. Gen. Kevin Bergner, a military spokesman.
"Al-Mashhadani is believed to be the most senior Iraqi in the Al Qaeda in Iraq network," Bergner said. He said al-Mashhadani was a close associate of Abu Ayub al-Masri, the Egyptian-born head of Al Qaeda in Iraq.
Bergner said al-Mashhadani served as an intermediary between al-Masri and Osama bin Laden and Al Qaeda No. 2 Ayman al-Zawahri.
"In fact, communication between the senior Al Qaeda leadership and al-Masri frequently went through al-Mashhadani," Bergner said.
"Along with al-Masri, al-Mashhadani co-founded a virtual organization in cyberspace called the Islamic State of Iraq in 2006," Bergner said. "The Islamic State of Iraq is the latest efforts by Al Qaeda to market itself and its goal of imposing a Taliban-like state on the Iraqi people."
Foxnews.
Khaled Abdul-Fattah Dawoud Mahmoud al-Mashhadani, also known as Abu Shahid, was captured in Mosul on July 4, said Brig. Gen. Kevin Bergner, a military spokesman.
"Al-Mashhadani is believed to be the most senior Iraqi in the Al Qaeda in Iraq network," Bergner said. He said al-Mashhadani was a close associate of Abu Ayub al-Masri, the Egyptian-born head of Al Qaeda in Iraq.
Bergner said al-Mashhadani served as an intermediary between al-Masri and Osama bin Laden and Al Qaeda No. 2 Ayman al-Zawahri.
"In fact, communication between the senior Al Qaeda leadership and al-Masri frequently went through al-Mashhadani," Bergner said.
"Along with al-Masri, al-Mashhadani co-founded a virtual organization in cyberspace called the Islamic State of Iraq in 2006," Bergner said. "The Islamic State of Iraq is the latest efforts by Al Qaeda to market itself and its goal of imposing a Taliban-like state on the Iraqi people."
Foxnews.
venerdì 13 luglio 2007
Raddoppiata la taglia su Bin Laden

Il Senato Americano ha approvato quasi all'unanimita' il raddoppiamento della taglia per chi offrisse informazioni o indicazioni per la cattuta o uccisione di Osama Bin Laden.
La taglia sara' di 50 milioni di dollari per il mandante degli attacchi del 11 settembre 2001, questa decisione e' stata presa dopo che fonti d'inteligence hanno prospettato la possibile organizzazzione di attentati terroristici da parte di Al-Quaeda negli Stati Uniti.
giovedì 12 luglio 2007
Bush: in Iraq possiamo e dobbiamo vincere

Washington - Nella guerra in Iraq "possiamo avere successo e so che dobbiamo averlo", così il presidente degli Stati Uniti George W. Bush sulla missione in Iraq. Secondo il presidente americano, "il vero dibattito è tra chi ritiene che la guerra sia persa e chi ritiene la si possa ancora vincere" e non tra chi vuole che i soldati restino in Iraq o tornino a casa. Perché in questi termini, specifica Bush: "Tutti vogliono vedere il giorno in cui i nostri coraggiosi militati torneranno a casa".
"Ritiro? Un disastro" "La guerra non è una causa persa" e un ritiro anticipato dall’Iraq sarebbe "un disastro", ha ribadito. E ha aggiunto: "Iniziare il ritiro prima che i comandanti siano pronti sarebbe pericoloso per l’Iraq, per la regione e per gli Stati Uniti. Significherebbe consegnare l’Iraq ad Al Qaeda". Bush ha poi avvertito il Congresso che non esiterà a porre il veto a qualsiasi iniziativa di legge chiedesse un ritiro dall’Iraq, che giudicasse affrettato.
"E' iniziato il conflitto ideologico" Difendendo oggi la sua strategia in Iraq, Bush ha affermato che "siamo nelle fasi iniziali di un grande conflitto ideologico: un conflitto tra quanti vogliono la pace e vogliono vivere in una società pacifica e normale e i radicali che vogliono imporre al resto del mondo la loro tetra visione". Bush ha detto: "Al Qaida in Iraq ha giurato fedeltà a Osama bin Laden" e ha aggiunto che "uno dei modi che i militanti hanno per diffondere la loro ideologia è di far male a americani. "Quelli che uccidono civili innocenti in Iraq appartengono allo stesso gruppo responsabile dell’11 settembre".
Medio Oriente strategico per Usa Anche il Medio Oriente ha trovato spazio nel discorso di Bush di oggi. "Il Medio Oriente resta una priorità strategica vitale per gli Stati Uniti", annunciando che ad agosto il segretario di Stato Condoleezza Rice e il segretario alla Difesa Robert Gates andranno insieme nella regione in missione.
Il Giornale.
martedì 10 luglio 2007
Cambio al vertice del U.S. Special Ops Command

Ieri c'e' stata la cerimonia di passaggio di consegne al vertice del U.S. Special Ops Command, tenutosi a Tampa(Florida) alla presenza del Segretario alla Difesa Robert M. Gates.
L'Ammiraglio della U.S.Navy Eric T. Olson , a preso il posto del Generale dell'Esercito Bryan Brown, in forza dal 2003.
Questo e' l'articolo dell'uffico stampa del Pentagono:
By Jim Garamone
American Forces Press Service
TAMPA, Fla., July 9, 2007 – Adm. Eric T. Olson became the first Navy SEAL to command U.S. Special Operations Command during a ceremony here today.
Defense Secretary Robert M. Gates presided as Olson assumed command from Army Gen. Bryan Brown. Brown had led the command since September 2003. Two of the more conspicuous accomplishments during that time were assuming new missions in the war on terror and assimilating Marine forces into the command.
Gates said the command works seamlessly among the services, but that this was not always the case. The command grew phoenix-like from the ashes of a failed attempt in 1980 to rescue American hostages being held in Iran, he said. Eight airmen and Marines were killed in the ill-fated mission, and the lessons learned from it led directly to the establishment of Special Operations Command in 1987.
“Joint capabilities would eventually eclipse parochial service interests,” Gates said. “And this year we celebrate the 20th anniversary of the establishment of a command that is at the forefront of the fight to preserve our freedom and our way of life.”
Gates thanked the special operators for their work. “Your task is anything but easy,” he said. “You have volunteered multiple times to take the most difficult assignments. You do so with courage, determination and skill that leaves the rest of us in awe. The success of special operations begins with the individual warrior - each one of you - and we are eternally grateful for your willingness to serve our nation.”
Thousands of special operations veterans, current special operators, and local civic and business leaders attended the ceremony at the Tampa Convention Center.
Also attending was a melange of special operators from around the world. Norway, Great Britain, the Philippines, Japan, Jordan, Australia, Colombia were just a few countries that sent representative to the ceremony.
The worldwide nature of the audience showed that people of the world recognize the threat al Qaeda and like groups pose. Gates said al Qaeda is a nontraditional foe that requires a special type of warrior to fight it.
Though hard military power has its place, longer-term needs can best be served by soft power -- building capabilities in allied forces, building infrastructure, or helping countries develop a legal system based on laws, for example. Brown said his troops understand the need for both hard and soft power and have the intellect to understand when to use both.
Gates recognized Brown for his leadership of the command. “He came to this post four years ago determined to improve the way special operators fight,” Gates said. “He has done just that.”
Brown also improved the way the command works, the secretary said. He reorganized the command’s Center for Special Operations. The changes allowed different special ops specialties to build on each other rather than compete. He praised the intelligence community for working side by side with special operators, “fusing their expertise and planning to greatly improve results.”
Brown thanked the coalition allies and interagency partners for their help. “This is an international coalition at its best, supporting each other,” he said.
Gates also thanked Brown for the way he has worked with other nations in the fight against terror. The general has emphasized the need for Americans to develop language proficiency and cultural understanding to build trust and bonds with foreign militaries. “And his emphasis on indirect operations aimed to prevent minor problems from growing into much bigger crises,” Gates said.
Gates called Olson “a true warrior” and a legend in the special operations community. In 1993, Olson -- then a Navy commander -- fought street by street through Mogadishu, Somalia, leading a ground convoy to fellow special operators surrounded by thousands of enemy.
Olson is the first Navy SEAL to wear three stars, and now four stars. “There is no mistaking his combination of courage, experience and leadership,” Gates said.
The secretary encouraged Olson to “continue your custom of giving honest opinions and recommendations -- with the bark off and straight from the shoulder,” he said.
For his part, Olson said he will build on the base that Brown has left him. Olson, who served as the command’s deputy commander, said he is in awe of special operations forces’ skill, intellect and courage.
“I intend to reinforce our enduring priorities: to deter, disrupt and defeat terrorist threats; develop and support our people and take care of their families; and modernize our force.”
The admiral said he will work with combatant commanders to meet their needs and will work with service chiefs “in order to ensure that our respective roles and missions are well-defined.”
Finally, the admiral vowed to ensure that U.S. Special Operations Forces remain the best-trained, best-equipped, best-led, boldest, bravest, most aware, innovative, responsive and spirited force in the world".
domenica 8 luglio 2007
Barack Obama è di destra?

È un senatore dell'Illinois, iscritto al partito democratico, è di colore, (il padre è immigrato dal Kenia e nel paese africano ha ancora diversi parenti), è cresciuto frequentando scuole islamiche radicali in Indonesia prima del definitivo approdo negli Stati Uniti.
continua su : http://www.ragionpolitica.it/testo.7952.barack_obama_destra.html
sabato 7 luglio 2007
Iscriviti a:
Post (Atom)



